Pareggio di bilancio, nel 2016 un altro overshooting da 2,3 miliardi

Pareggio di bilancio, nel 2016 un altro overshooting da 2,3 miliardi

Lo stock del debito a carico di Comuni, Città metropolitane e Province è in diminuzione, ma il peso di rate e interessi continua a frenare la spesa per gli investimenti, che infatti fatica a riprendersi dopo gli anni di magra dei patti di stabilità. A ostacolare la ripresa ci sono anche le difficoltà di programmazione, soprattutto nei Comuni medio-piccoli, e le tante incognite di una riforma contabile che ha cambiato il volto ai bilanci ma con il suo grado di difficoltà tecnica richiede tempo per cambiare davvero i comportamenti delle amministrazioni locali. A spiegarlo è la Corte dei conti, nella relazione annuale sulla gestione finanziaria degli enti locali (delibera 4/2018 della sezione delle Autonomie) che torna a mettere in luce la nota dolente degli investimenti pubblici che zoppicano.

Investimenti e debito

Il peso annuale del debito, sostengono i magistrati contabili nella loro analisi, continua a rappresentare «un freno agli investimenti». Non è una questione solo romana, insomma, tanto è vero che la griglia di regole messe in campo per aiutare l’estinzione anticipata dei vecchi mutui (con l’utilizzo degli avanzi di bilancio) e la rinegoziazione dei contratti con Cassa depositi e prestiti mirano proprio ad accelerare la liberazione dei conti dalla zavorra del vecchio passivo.

Le opportunità mancate

Ma il terreno si complica ancora di più quando entra in gioco la difficoltà dei sindaci nell’orientarsi fra le opportunità offerte da regole di finanza locale che continuano a essere troppo complicate per essere sfruttate in pieno. Il Patto di stabilità, per esempio, non c’è più, ed è stato sostituito dal pareggio di bilancio che chiede a ogni amministrazione di chiudere con un saldo «non negativo». Ma i rendiconti del 2016, gli ultimi disponibili mentre quelli dell’anno scorso sono in preparazione, mostrano che i sindaci nel loro complesso hanno superato l’obiettivo di oltre sei miliardi. Anche al netto degli accantonamenti che la riforma contabile impone a copertura delle mancate riscossioni, l’eccesso di risparmio, in larga parte mancati investimenti, si attesta a 2,3 miliardi. E anche i bandi nazionali lanciati dal governo a volte tirano a vuoto: quello per l’edilizia scolastica, per esempio, poteva liberare 480 milioni per rimettere in ordine aule e istituti, ma è stato sfruttato solo per il 49%.

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