Imposta di soggiorno, la Corte dei conti conferma che l’albergatore è agente contabile

In presenza di regolamenti comunali che prevedono l’esternalizzazione delle funzioni di riscossione dell’imposta di soggiorno, con obbligo di riversamento al Comune, si instaura, tra il gestore dell’unità ricettiva e l’ente stesso, un rapporto di servizio connotato da spiccati compiti e responsabilità contabili.

Il caso

A rimarcare la natura di agente contabile in capo agli albergatori è la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Toscana che, con la sentenza 81/2018, condanna una società titolare della gestione di struttura ricettiva, in solido con i propri amministratori, al pagamento in favore del Comune dell’imposta di soggiorno incassata, oltre spese di giudizio e interessi legali. Poiché l’articolo 4 del Dlgs 23/2011 individua i soggetti passivi del tributo tra coloro che alloggiano nelle strutture ricettive, il gestore dell’unità alberghiera risulta estraneo al rapporto tributario, non assumendo pertanto la funzione di sostituto e né quella di responsabile d’imposta. Allorché i regolamenti comunali lo prevedano, come nel caso sotto esame dei giudici, lo stesso gestore è però chiamato a svolgere una funzione strumentale ai fini dell’esazione dell’imposta, distinta dall’obbligazione tributaria, che colpisce il soggiornante, ma il cui esercizio lo pone in una situazione di disponibilità materiale delle somme riscosse, le quali hanno una natura indubbiamente pubblica, tali da qualificarlo come agente contabile, e quindi, come tale, tenuto all’obbligo della resa del conto (sentenza Sezioni Riunite n. 22/QM/2016).

La qualifica di agente contabile si correla al materiale maneggio di denaro pubblico, tra cui le entrate dello stato e degli enti pubblici (articolo 74, comma 1, del Rd 18 novembre 1923 n. 2440), anche in assenza di un provvedimento autorizzativo dell’amministrazione. Alla qualifica di agente contabile consegue quindi la responsabilità contabile, correlata agli obblighi di contabilizzazione, rendicontazione e riversamento delle somme introitate, di natura pubblica, perché ricevute quale pagamento di un obbligo di imposta.

La decisione

Secondo i magistrati, non rileva, ai fini dell’eventuale esperimento di azione di responsabilità, l’esistenza di una relazione funzionale, e dunque di un rapporto organico, tra l’autore dell’illecito e l’ente pubblico danneggiato, essendo sufficiente la sussistenza di un rapporto di servizio in senso lato (Cassazione a Sezioni unite n. 11229/2014). Sono infatti elementi essenziali e sufficienti ai fini della individuazione della qualifica di agente contabile il carattere pubblico dell’ente per il quale il soggetto agisce e del denaro o del bene oggetto della sua gestione, mentre resta irrilevante il titolo in base al quale la gestione è svolta, che può consistere in un rapporto di pubblico impiego o di servizio, in una concessione amministrativa, in un contratto e, perfino, mancare del tutto, potendo il relativo rapporto modellarsi indifferentemente secondo gli schemi generali, previsti e disciplinati dalla legge, ovvero discostarsene in tutto od in parte. In questo senso, anche con specifico riferimento ad agenti contabili di enti locali, si è espressa la Suprema Corte nella sentenza n. 14029/2001 ove è ribadito che la qualità di agente contabile è assolutamente indipendente dal titolo giuridico in forza del quale il soggetto – pubblico o privato – ha maneggio di pubblico denaro. Il titolo può, infatti, consistere in un atto amministrativo, in un contratto, o addirittura mancare del tutto.

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